lunedì 24 marzo 2025

Pestato per le sue inchieste: Il caso carchidi, il giornalista pestato a Cosenza

A Cosenza, un episodio di violenza ha scosso l’opinione pubblica: Gabriele Carchidi, giornalista noto per le sue inchieste scomode, è stato fermato con forza dalla polizia mentre passeggiava in via degli Stadi. L’uomo, direttore di un portale d’informazione locale, è stato strattonato, buttato a terra e ammanettato, per poi essere portato in Questura. Il motivo? Si sarebbe rifiutato di mostrare i documenti durante un controllo, ma Carchidi sostiene che dietro ci sia altro: una ritorsione per i suoi articoli che denunciano presunti abusi delle forze dell’ordine, come sparizioni di droga sequestrata e denaro confiscato. Un video dell’accaduto, girato da un palazzo vicino, ha fatto il giro del web, alimentando indignazione e dibattiti sulla libertà di stampa.


Il racconto del fermo

Carchidi stava camminando in tuta sportiva, diretto alla redazione, quando una pattuglia lo ha fermato chiedendogli i documenti. Alla sua richiesta di spiegazioni, gli agenti avrebbero reagito con aggressività. Nel video si vedono tre poliziotti che lo spingono a terra, mentre un quarto osserva. “Ho avuto paura, mi sono venute in mente le immagini di chi è morto così”, ha raccontato il giornalista, riferendosi al momento in cui un agente gli ha premuto un ginocchio sulle gambe. Ammanettato e caricato su una volante, è stato portato in Questura a sirene spiegate, dove un agente lo avrebbe apostrofato come “diffamatore”, un chiaro segno, secondo lui, che lo conoscevano bene.

Le reazioni: solidarietà e proteste

L’episodio ha scatenato un’ondata di solidarietà. Colleghi, cittadini e associazioni hanno condannato l’uso della forza, ritenuto eccessivo e ingiustificato. La Cgil di Cosenza ha organizzato un presidio davanti alla Prefettura per il 27 marzo, invitando a difendere la libertà d’informazione. Intanto, il giornalista, rilasciato dopo oltre un’ora con un’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, ha annunciato una denuncia contro gli agenti. Il caso ha riacceso il dibattito sul rapporto tra forze dell’ordine e stampa, soprattutto per chi, come Carchidi, osa toccare temi sensibili. La sua redazione è nota per aver messo in luce irregolarità che hanno spesso irritato le autorità locali.

Un segnale inquietante per la libertà di stampa

Questo non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di crescenti tensioni tra giornalisti investigativi e istituzioni. Carchidi, figura conosciuta in città anche come ex voce dello stadio, aveva già ricevuto querele per le sue inchieste. “Volevano punirmi, ma non mi fermerò”, ha dichiarato, sottolineando come il video dimostri la dinamica dei fatti. L’accaduto solleva interrogativi: è stato un normale controllo finito male o un’intimidazione mirata? Mentre la Questura tace, la vicenda di Cosenza diventa un simbolo delle difficoltà di chi cerca la verità in un clima che, per molti, si fa sempre più ostile alla stampa libera.

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